Nuovo articolo de “I nostri allievi raccontano”, una rubrica che dà voce alle esperienze country dei nostri ballerini. Attraverso i loro racconti, scopriremo emozioni, aneddoti e avventure vissute durante eventi in tutta Italia e nel mondo. Un viaggio appassionante tra storie di amicizia, musica, ballo e divertimento, che ci permetterà di immergerci nel mondo country attraverso gli occhi dei nostri allievi.
L’ESPERIENZA NEL SOUTH WEST DEGLI STATI UNITI
A vent’anni feci il mio primo viaggio negli Usa, un favoloso Coast to Coast insieme ai miei genitori, stessa cosa fece mio marito, con il camper, con i suoi. Non ci conoscevamo ancora. Da genitori a nostra volta, quest’anno abbiamo deciso di portare i nostri figli a ripercorre alcune tappe di quel passato, affinché potessimo costruire nuovi ricordi condivisi.
I nostri ragazzi volevano visitare i parchi nazionali perché amano la natura, e quelli abbiamo privilegiato nel lungo tour che ha toccato quattro Stati dell’affascinante West. Siamo atterrati a Los Angeles, una città quasi immutata dall’ultima visita, se non nei nuovi sguardi: uno dei nostri figli era eccitato nel vedere la sede del film Beverly Hills’ Cop, che ha guardato più volte e lo ha sempre divertito. Dopo una visita dei quartieri più interessanti della città, ci siamo diretti verso i parchi più suggestivi che ci stavano aspettando e, ghiotti di novità, siamo partiti verso il deserto!
Le strade sembrano toccare l’infinito, ci hanno subito trasportato in atmosfere di grande fascino, sembrava di conquistare un altrove, lontanissimo dai giorni della nostra quotidianità, era una vera “partenza verso l’avventura”.
Ci siamo svegliati ogni giorno con grandi aspettative, mai deluse, ogni sera avevamo un pieno di esperienze così intense da far concorrenza ai sogni. Abbiamo esplorato città e strade che di storia ne hanno – anche se per noi europei è recente – e racconta di contrasti, fatica, rischi, aggregazione e allo stesso tempo di isolamento. Pareva di immaginare le piccole comunità che in questi ultimi secoli si sono insediate e succedute.
Laughlin è stata la prima tappa del percorso che per giorni ha costeggiato il fiume Colorado, poi avremmo inseguito altri fiumi, ma questo è da considerare il fautore di spettacolari erosioni che contraddistinguono territori indimenticabili. Per poterne godere appieno, abbiamo voluto esplorare i parchi con i mezzi più suggestivi. Il Grand Canyon lo abbiamo affiancato lungo i percorsi di trekking, ma lo abbiamo anche sorvolato in elicottero, lasciandoci impresse nella nostra memoria alcune immagini di una bellezza assoluta.



Le formazioni geologiche di questi parchi sono tutte affascinanti. Horseshoe Bend ha inaugurato le arrampicate sui bordi del precipizio da parte dei figli, che mi hanno spesso mozzato il fiato, dato che soffro di vertigini. Va detto che non ci sono delle grandi protezioni, lo abbiamo notato un po’ ovunque: ogni passo che decidi di fare, in totale libertà, è a tuo rischio e pericolo. Inoltre, c’è un cartello per tutto: per ricordarti che puoi scivolare, che puoi precipitare, che delle rocce potrebbero staccarsi e portarti con te o caderti sulla testa, che ci potrebbero essere degli orsi e quindi cerca di guidare con prudenza, che le pietre cadono anche sulla strada, che Dio te la mandi buona, perché non ci sono reti contenitive o quant’altro, eppure, è anche il suo fascino, quello di una natura davvero incontaminata, quasi nella sua totalità.

Antelope Canyon ti suggerisce i colori e l’erosione particolari di Petra. Sono corridoi, soglie in cui decidi di infilarti e non si sa dove ti porteranno, quale tesoro si nasconda dopo quel passaggio misterioso, tra alte pareti fiammeggianti che lasciano briciole di cielo a illuminare i passi.
Monument Valley ha lasciato a bocca aperta: è di una bellezza pazzesca e ti scaraventa nei film western più famosi. Per viverla appieno, l’abbiamo percorsa e perlustrata con la jeep, tra cavalli al pascolo e i cespugli secchi che rotolano come nei fumetti di Linus e suo fratello maggiore Spike.
Arches National Park è una tappa irrinunciabile perché l’erosione delle rocce forma degli archi spettacolari, un panorama quasi irreale, che i miei figli hanno scalato come stambecchi.



Canyonlands, dove uno dei figli lasciava dondolare le gambe nel vuoto, seduto sul bordo del precipizio, ha tante storie da raccontare. Molti celebri film sono stati girati in quel panorama in cui il Colorado pare si sia molto divertito a scavare innumerevoli canyon, tanto da dare alla spianata che si dipana sotto di noi l’aspetto di un antico legno mangiato da ghiotti tarli, con percorsi irregolari e impietosi.
Capitol Reef invece è lussureggiante, con i frutteti lasciati dai primi mormoni. Una vita di sacrificio e pochi mezzi, ma prima di loro quelle pareti rocciose hanno conosciuto antiche tribù, che lì hanno impresso misteriose incisioni rupestri.



Bryce Canyon è come una torta di pinnacoli di strati geologici straordinari, i percorsi che portano alla base di queste formazioni curiose e potenti sono impervie, ma ravvivate da scoiattoli curiosi; ad ogni svolta capita di bloccarsi per ammirare quello che si vede intorno, tanto che il percorso di quattro chilometri si dilata nel tempo, finisce solo quando si è sazi di bellezza e di stanchezza. Lì abbiamo potuto assistere anche all’ultimo rodeo della stagione: divertente, partecipato, suggestivo. Anche i bambini e le bambine piccole/i partecipano a cavallo di vitelli e di pecore. Nessuno si fa male e, dopo pochi minuti, tutti gli animali tornano nel grande recinto a galoppare in libertà con la mandria. Al contrario, i cowboy e le cowgirl adulti hanno avuto qualche ammaccatura.
Zion è stato un altro parco grandioso. La strada che lo attraversa nelle sporgenti altezze ti fa percepire lo spirito romantico del sublime, un misto di fascinazione e paura, la consapevolezza che l’uomo è così piccolo di fronte alla maestosità della natura
Las Vegas ci ha riservato delle novità. È una città in continua mutazione: io e mio marito ricordavamo attrazioni diverse, ma lì gli hotel casinò tematici vengono sostituiti senza rimpianti. Il concetto del tempo è sospeso, le luci abbagliano e tutto porta a uno stato quasi di stordimento. La riqualificazione del Downtown, la vecchia Las Vegas storica, è davvero impressionante: è stato ricreato un cielo illuminato da infiniti led che disegnano immagini seguendo un susseguirsi di tempi musicali, creano un effetto di straniamento, il tutto circondato da artisti di strada, palchi per concerti dal vivo e dimostrazioni di salto acrobatico. Il divertimento è obbligatorio e infatti ci siamo divertiti!
I figli hanno voluto vedere il banco dei pegni più famoso d’America, da cui nasce anche una serie televisiva. Nonostante fosse molto tardi, era ancora aperto e infatti non chiude mai (che tristezza). Lì, tra luci e chiasso, nei casinò in cui non esistono finestre e il concetto di tempo davvero sparisce, ci sono persone capaci di giocare per giorni e notti consecutive senza nemmeno dormire e la ludopatia impera.



Molto meglio l’aridità e il caldo secco della Death Valley, dove il panorama è lunare, eppure abitato dalla tribù degli Shoshoni, che hanno comunque una storia molto dura. Prima però abbiamo sostato a Bakersfield, non c’è bisogno che vi ricordi che sia il tempio della musica country, e non solo, vero?
Ma torniamo alle bellezze naturali: le dolci colline salate e candide si susseguono come fossero onde. Nonostante il caldo, abbiamo fatto un pic-nic a Fournace Creek, come dei veri pionieri! Dopo tanto deserto abbiamo risalito i monti verso Yosemite National Park, lì un freddo dimenticato ci ha ricordato del fascino della pioggia, abbiamo camminato tra sequoie giganti, cedri e pini altissimi, con profumi di foresta viva, gremita di animali selvatici quali gli immancabili scoiattoli, gli uccelli chiacchieroni e i cerbiatti che da lontano scrutavano i goffi umani che si arrampicavano con gli abiti inzuppati. Le cascate piombano da molto in alto, sono uno spettacolo che si osserva dai piedi delle alture, e sembrano uscire direttamente dal cielo.



Dopo questo parco lussureggiante, abbiamo intrapreso le ultime tappe: Manteca, la 17 Miles Drive con le sue ville e campi da golf, Monterey con i leoni marini brontoloni, per finire gli ultimi giorni a San Francisco, città che amai e che continuo ad amare. Forse mi vuole un po’ di bene anche lei, visto che per essere notoriamente fredda e nebbiosa, mi ha sempre accolto con un bellissimo cielo terso e un caldo sole. Inutile resistere al suggestivo giro in barca sulla baia, con i delfini che saltano a fianco dell’imbarcazione, o essere trasportati dal Cable Car, ovviamente i figli appesi fuori come i prosciutti, o perdersi nei vicoli di China Town per mangiare dei biscotti della fortuna appena sfornati nel laboratorio che li produce, o infilarsi nel museo dei giocattoli automatici che ti riporta ai tempi di frontiera passando dagli anni ’40.



Unico rimpianto: io, appassionata di fossili, ho intravisto tanti posticini in cui avrei potuto appagare la mia passione, ma sarebbe stato noioso per il resto della ciurma, quindi chissà, mi toccherà tornarci ancora una volta!
Articolo a cura di Francesca Mariucci
