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Quando un passo diventa emozione

Ci sono persone che non si limitano a ballare la musica, ma riescono a trasformarla in movimento, emozione e storie da condividere. È il caso di Valentina Trigila, coreografa italiana di line dance, particolarmente legata allo stile Catalan. Dal 2017 firma coreografie che hanno conquistato ballerini in Italia e all’estero, portandola a essere ospite di festival e workshop anche sulla scena internazionale. In questa nuova puntata della nostra rubrica “Facciamo due chiacchiere con…” abbiamo incontrato Valentina per parlare di musica, creatività e del delicato equilibrio tra tecnica ed emozione, cercando di scoprire cosa si nasconde dietro una coreografia capace di rimanere nel cuore di chi la balla.

INTERVISTA A VALENTINA TRIGILA

Valentina, partiamo dalle origini: come è nato il tuo incontro con la country dance e quando hai capito che il ballo sarebbe diventato qualcosa di più di una semplice passione?

Il mio primo incontro con la country dance è stato del tutto casuale. Una mia amica aveva un parente che frequentava il corso base in un locale di Varedo, così una sera abbiamo organizzato un’uscita con tutta la compagnia e mi sono ritrovata a conoscere questa disciplina, di cui fino a quel momento non conoscevo nemmeno l’esistenza.
È stato subito un colpo di fulmine: vedere le persone ballare, ma soprattutto sentire quella musica che mi è sempre piaciuta, mi ha conquistata. In particolare, c’era la canzone Footloose e mi sono fissata con l’idea di voler imparare proprio quella coreografia. Così mi sono iscritta al corso base e, da quel momento, è iniziata una vera e propria fame di imparare: volevo conoscere sempre più coreografie! Da una serata sono passata a farne due, poi tre, e nel giro di poco mi sono ritrovata sempre in giro a ballare. È così che, quasi per caso, è nata la mia grande passione per la country line dance.

Sei anche coreografa: che cosa succede nella tua testa quando ascolti una canzone che ti conquista? Prima arriva la musica, un’idea di movimento o già una possibile coreografia?

Dipende da quello che sto cercando. A volte mi conquista una melodia tranquilla, quasi romantica; altre volte, invece, cerco il movimento, il ritmo che ti porta a fare salti, giri e quasi acrobazie.
Ormai, quando ascolto qualsiasi tipo di musica, a seconda di quello che mi trasmette, inizio spontaneamente a rielaborarla e a immaginare quale passo potrebbe adattarsi a quel preciso momento, a quel particolare ritmo.

Poi la riascolto più volte e comincio ad aggiungere altri movimenti, a ballarla, a provare a creare nuove parti e a unirle tra loro. Piano piano, da queste idee prende forma qualcosa di più completo, fino ad arrivare alla coreografia. Quindi il mio processo è un po’ questo: prima ascolto, poi vedo e immagino i movimenti, riascolto più volte la musica e, passo dopo passo, arriva la coreografia.

Una coreografia può essere tecnicamente perfetta, ma non necessariamente lasciare qualcosa a chi la balla. Che cosa deve avere, secondo te, una coreografia per riuscire davvero a emozionare e a farsi ricordare?

Sì, è vero: una coreografia può essere tecnicamente perfetta, studiata e curata in ogni minimo particolare, quasi creata a pennello. Ma, secondo me, a fare davvero la differenza è soprattutto la musica giusta. Quando trovi una canzone capace di conquistare le persone, perché ha un ritmo che piace, una melodia particolare e, allo stesso tempo, si abbina bene alla fluidità dei passi, allora nasce qualcosa di speciale. I movimenti possono essere semplici oppure più complessi, ma senza diventare stravaganti o fini a se stessi. Quando una coreografia funziona, la gente se la ricorda e, soprattutto, prova un’emozione. Se riesci ad abbinare un ritmo coinvolgente a un movimento particolare, puoi suscitare quella sensazione che ti fa pensare: “Mi piace tantissimo questa coreografia, voglio continuare a ballarla e portarla avanti”.
Ed è proprio lì, secondo me, che una coreografia diventa davvero vincente: quando non si limita a essere bella da vedere, ma riesce a trasmettere qualcosa.

Nel mondo della line dance ci sono ballerini con livelli ed esperienze molto diverse. Quanto è importante, quando crei, pensare non solo ai passi ma anche alle persone che li dovranno ballare?

Certo, non è importante solo il passo in sé, ma anche a chi lo insegni. Perché, alla fine, la vera soddisfazione sono i ballerini. All’inizio magari li vedi un po’ nel panico, poi, quando riescono a imparare la coreografia, vedi la loro felicità. Ed è proprio questa la cosa che mi dà più soddisfazione. In tutte le fiere ho sempre cercato di proporre un livello di ballo che permettesse a tutti di portarsi a casa qualcosa. Per me è bello vedere i ballerini contenti, che possono dire di aver imparato una nuova coreografia durante un festival, nonostante l’ambiente, la confusione e tutte le difficoltà del momento.
È una bella sfida anche riuscire ad attirare l’attenzione e farsi capire, soprattutto quando magari non tutti riescono a vederti bene o non hai nemmeno un palco. Per questo cerco di spiegare i passi nel modo più semplice possibile e, quando posso, di scegliere movimenti che siano alla portata di tutti.
Alla fine, la cosa più importante è vedere che le persone si divertono, imparano qualcosa di nuovo e tornano a casa con la soddisfazione di aver ballato una nuova coreografia.

Il 10 ottobre sarai a Bologna per la Honky Tonk Night. Senza anticiparci troppo, che cosa ti piacerebbe che chi verrà a ballare portasse a casa da questa serata?

Direi una cosa molto semplice: vorrei che ogni ballerino portasse a casa il sorriso.
Vorrei che tornasse a casa con l’entusiasmo e la felicità di aver passato una bella serata tra amici, condividendo qualcosa che ci unisce tutti: la passione per il ballo e per la musica.
Alla fine, quello che mi piacerebbe lasciare a chi verrà alla Honky Tonk Night è proprio questo: il sorriso, la voglia di continuare a ballare e la sensazione di aver condiviso un momento speciale insieme.

Valentina Trigila è una coreografa italiana di line dance, da anni attiva nel mondo della Western Country Dance e particolarmente legata allo stile Catalan. Tecnico di 2° livello nelle danze internazionali/Western Country Dance, ha iniziato a pubblicare le sue coreografie nel 2017 e da allora ha firmato numerosi balli, alcuni dei quali sono entrati nel repertorio internazionale della line dance. Tra le sue creazioni più recenti Nice to Meet You, This Hate, Money e Take Off. La sua attività l’ha portata a essere ospite di festival e workshop anche sulla scena internazionale, diventando un punto di riferimento per gli appassionati dello stile Catalan.

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