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Musica e country in Italia

Oggi prosegue “Facciamo 2 chiacchiere con…”, la rubrica che racconta le storie di chi, con passione e visione, contribuisce a far crescere la cultura country in Italia. In questa nuova uscita incontriamo i Big River Band, progetto musicale nato nel 2016. Con Federico e PG, abbiamo parlato di come è nato questo percorso, dei momenti che hanno segnato la loro crescita artistica e della volontà di portare il country oltre il semplice ascolto, trasformandolo in un’esperienza da vivere. Tra musica live, ballo e condivisione, il loro obiettivo è chiaro: costruire uno spazio in cui questa cultura possa trovare sempre più voce anche in Italia.

INTERVISTA AI BIG RIVER

Come nascono i Big River e quando avete capito che il mondo della musica country sarebbe diventato il vostro linguaggio musicale?

I Big River nascono nel 2016, ma in realtà la collaborazione tra di noi parte molto prima. Siamo due musicisti con gusti anche molto diversi, però con una cosa in comune fortissima: la passione per la musica americana. A un certo punto abbiamo capito che lì dentro c’era un mondo enorme, non solo musicale ma anche culturale, e abbiamo deciso di non limitarci a suonarlo, ma di entrarci per davvero. Da lì è iniziato un percorso in cui abbiamo mescolato il country con tutto quello che ci appartiene, cercando ogni volta di renderlo qualcosa di nostro, e non una semplice copia.

Se guardate alla vostra storia artistica, quali sono stati i momenti più importanti del vostro percorso finora e come immaginate il futuro della band?

Può sembrare strano, ma per noi il vero punto di svolta è stato il Covid. Lo stop forzato dei live ci ha obbligati a fermarci e rimettere in discussione tutto. Fino a quel momento avevamo sempre suonato tanto, ma da lì abbiamo iniziato a costruire davvero qualcosa di nostro. Sono nati i primi brani originali, poi l’EP Girl With Nails Painted Black e il disco Mustang Hood uscito nel 2024. Ma soprattutto è nato Livin’ in Hazzard, il nostro videopodcast, che ci ha permesso di fare un passo in più: non solo suonare questa musica, ma raccontarla. Per il futuro l’idea è proprio questa: continuare a crescere non solo come band, ma come progetto che porta la musica americana in Italia in modo sempre più completo.

Questo genere nasce oltreoceano, ma in Italia ha comunque trovato una comunità molto appassionata. Secondo voi è possibile farlo crescere davvero anche nel nostro Paese? Cosa servirebbe oggi alla scena country italiana per fare un salto di qualità?

Secondo noi sì, è possibile. E in parte sta già succedendo. Il punto è che oggi la scena è ancora molto frammentata: ci sono musicisti, ballerini, appassionati… ma spesso ognuno va un po’ per conto suo.
Negli Stati Uniti queste cose sono sempre state unite: musica live, ballo e socialità. Da noi, essendo un genere “importato”, col tempo si sono un po’ separate. Da qui nasce l’idea di “Boots On Fire”, un evento itinerante, una festa in vero stile americano per rimettere insieme questi pezzi e creare un’esperienza unica, non solo un concerto o una serata di ballo. Se riusciamo a fare questo passo, secondo noi il country in Italia può crescere molto più velocemente e diventare qualcosa di più riconoscibile e forte.

Negli ultimi tempi si è tornati a parlare di sonorità country anche nel mainstream, ad esempio dopo il brano di J-Ax presentato a Sanremo. Secondo voi cosa succede quando questa parola entra
nel pop italiano?

In realtà, non è un caso che stia succedendo proprio adesso. C’è un movimento che cresce da tempo, anche tra i più giovani, che mescola il country con altri generi, un po’ come sta succedendo negli
Stati Uniti con artisti come Post Malone. J-Ax ha semplicemente portato questa cosa davanti a un pubblico molto più ampio. Poi è chiaro: il mainstream tende sempre a semplificare. Ci sarà chi si ferma lì e pensa che il country sia solo quello e chi invece si incuriosisce e va più a fondo.
E lì si apre un mondo: storie, suoni, strumenti, ballo… una cultura intera. Quindi più che un problema, per noi è un’opportunità. La differenza la fa sempre la curiosità di chi ascolta.

Dal vostro punto di vista di musicisti, che rapporto c’è tra musica suonata dal vivo e country dance? Suonare per un pubblico di ballerini cambia qualcosa?

Per noi cambia tantissimo, ed è una cosa bellissima. Quando suoni per un pubblico di ballerini l’energia non è ferma, è in movimento. Non hai davanti persone che guardano e basta, ma persone
che partecipano davvero. In un certo senso è un ritorno alle origini di questa musica: nasceva proprio così, per stare insieme, divertirsi, staccare da tutto il resto. Forse oggi questa cosa è ancora più importante: viviamo in una società molto più individualista, dove è facile sentirsi isolati.
Il ballo, la musica, lo stare insieme… sono cose semplici, ma hanno un valore enorme.
E quando succedono davvero, come nelle serate che abbiamo fatto insieme, si percepisce chiaramente.

C’è un momento, durante le vostre serate, in cui capite davvero perché fate tutto questo? Cosa succede lì, tra musica, ballo e persone?

Quello che ci fa dire che vale la pena continuare a fare country music in Italia è quando vediamo cosa succede davvero durante queste serate. Persone che magari non si conoscono, che arrivano per motivi diversi – chi per ballare, chi per ascoltare, chi per curiosità – e a un certo punto si trovano dentro la stessa energia, nello stesso spazio, a vivere la stessa cosa.
Lì capisci che non è solo musica e non è solo country. È un modo di stare insieme che oggi manca sempre di più. Per questo crediamo che abbia senso continuare, e anzi spingere ancora di più in questa direzione. Boots On Fire nasce proprio da qui: non come evento singolo, ma come qualcosa che può crescere, evolversi e diventare un punto di riferimento per chi cerca questo tipo di esperienza anche in Italia. Perché alla fine non si tratta solo di portare un genere musicale… ma di creare un posto in cui le persone si riconoscono.

I Big River Band nascono nel 2016 dall’incontro tra Federico Martinelli e Pierluigi Punzo, uniti dalla passione per la musica americana. Nel tempo sviluppano un’identità originale, mescolando il country con uno stile personale e contemporaneo. Negli ultimi anni, dopo una pausa dai live a causa del Covid, avviano una nuova fase creativa che porta alla pubblicazione dell’EP Girl With Nails Painted Black e dell’album Mustang Hood (2024). Parallelamente, ampliano il loro progetto con il videopodcast Livin’ in Hazzard e l’evento itinerante Boots On Fire, contribuendo alla crescita della scena country italiana.

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