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I balli della tradizione americana

Facciamo due chiacchiere con Lidia Pasquali

Oggi prosegue “Facciamo 2 chiacchiere con…”, una rubrica che dà voce a coloro che rendono vivo il mondo della country dance. Per questa nuova uscita, abbiamo intervistato Lidia Pasquali, caller, insegnante e anima del gruppo Arcobaleno Square Dance di Roma, una delle realtà che per prime hanno portato la Western Modern Square Dance nel nostro Paese. La Square Dance è molto più di una danza: è un’esperienza collettiva fatta di ascolto, cooperazione e divertimento, in cui musica, movimento e gioco si intrecciano in un dialogo continuo tra i ballerini. Con Lidia abbiamo ripercorso le origini di questo percorso, i momenti che ne hanno segnato l’evoluzione e il lavoro che oggi porta avanti per diffondere una disciplina capace di unire persone, culture e generazioni diverse attraverso il linguaggio del ballo.

INTERVISTA A LIDIA PASQUALI

Lidia, come è iniziata la tua avventura nella Square Dance?

La mia avventura è iniziata assolutamente per caso. Esattamente 20 anni fa, nel 2006, nasceva a Roma il Circolo Arci Arcobaleno, un’associazione culturale che propone e promuove le più svariate attività: musica, danza, teatro, cinema e corsi di ogni genere. Io e mio marito siamo stati tra i Soci Fondatori.
Uno dei primi corsi organizzati dall’associazione fu un Laboratorio di Balli Tradizionali Nord Americani tenuto da Mariano De Simone, musicista e cultore della musica americana, che aveva conosciuto queste danze durante i suoi viaggi in America. Io e mio marito non avevamo mai ballato alcunché e ci iscrivemmo al corso solo per dare una mano a far decollare l’attività ma, da allora, non abbiamo più smesso di ballare.

Il tuo gruppo Arcobaleno Square Dance è uno dei pionieri della Square Dance in Italia. Quale è la vostra storia?

    Nel 2013 Mariano De Simone dovette interrompere l’attività e io presi in mano le redini del laboratorio. Il nostro repertorio fino a quel momento comprendeva danze tradizionali molto semplici e le figure che usavamo erano altrettanto semplici. Ma iniziai ad approfondire su Internet e così scoprii la Western Modern Square Dance. Un mondo nuovo: centinaia di figure, programmi a livelli, manuali, Taminations e le case discografiche di musiche per Square Dance, con i comandi registrati da caller americani.
    Cominciammo così, acquistavo danze registrate e sui manuali ne imparavamo le figure.
    Poi nel 2021 ci fu un altro momento importante per la nostra storia. Venne a Roma Paul Cote, un caller americano che aveva il sogno di diffondere la Square Dance in Italia. Era in vacanza nel nostro Paese e voleva incontrare i gruppi che già ballavano Square Dance.
    Oltre a noi, a Roma, era nel frattempo nato il gruppo Western Spirit Square Dance, diretto da Alfredo Equestre.
    Così conobbi sia Paul che Alfredo e organizzammo una serata a gruppi riuniti.
    Ricordo l’emozione: senza esserci mai conosciuti prima, ballavamo insieme guidati da un caller americano.
    Paul tornò l’anno successivo con un progetto preciso: formare due square di 8 ballerini, una per ciascun gruppo, dando a me e Alfredo le prime basi per svolgere il ruolo di caller. Il nostro compito sarebbe stato poi quello di diffondere questa conoscenza in Italia, mentre lui ci avrebbe seguito e dato assistenza dall’America. Chiamò il progetto Square One. Ci chiudemmo in una sala di albergo e in 2 giorni Paul insegnò ai ballerini tutto il programma SSD, che di solito viene distribuito su 12 settimane. Ci promise di tornare appena possibile, ma purtroppo l’anno dopo venne a mancare. Ma io e Alfredo stiamo comunque portando avanti il suo obiettivo e la Western Modern Square Dance si sta diffondendo in Italia.

    Quali sono gli aspetti più importanti della tua attività e quelli che ti danno maggiore soddisfazione?

      Per me è fondamentale creare un ambiente amichevole, divertente, accogliente, inclusivo, perché lo scopo principale di questi balli è socializzare e divertirsi.
      Da lì nasce anche l’esigenza di offrire un’attività stimolante e coinvolgente. Non è solo un esercizio per il corpo, ma anche per la mente. Ballare Square Dance è come partecipare a un grande gioco di squadra in movimento: ogni incontro è una sfida, ogni danza è un obiettivo da raggiungere.
      Il lavoro che mi appassiona di più sta proprio ogni volta nel creare un gioco nuovo: scegliere musiche intriganti e ideare coreografie su misura, in modo che il ballo risulti fluido, ma non banale. E ogni volta chiamare e veder realizzata la danza che ho ideato mi dà molta soddisfazione.
      Infine un’altra attività su cui sono impegnata è la traduzione in italiano dei manuali CALLERLAB, allo scopo di facilitare la conoscenza e la diffusione della Square Dance in Italia. Attualmente ho già tradotto i manuali del livelli Basic, Mainstream e Plus e i primi due sono stati già pubblicati sul sito CALLERLAB e sull’applicazione TAMINATIONS. Penso sia importante che i caller e i ballerini conoscano bene le definizioni delle call e parlino lo stesso linguaggio. La Square Dance è un’attività praticata a livello globale. L’aderenza ai manuali e alle definizioni assicura che il ballo sia lo stesso ovunque e permette ai ballerini di tutto il mondo di incontrarsi e ballare immediatamente.

      Accanto alla Square Dance, nei tuoi corsi proponi anche la Contra Dance. Che rapporto hai con questo stile e in che modo lo stai rielaborando oggi?

        Anche se attualmente mi dedico principalmente alla Western Modern Square Dance, non ho perso interesse per le altre danze tradizionali e propongo spesso anche Contra Dance.
        Sono normalmente danze più semplici, più rilassanti e distensive perché in genere le figure si ripetono e offrono il vantaggio di non richiedere un numero preciso di ballerini per la formazione.
        Ultimamente ho iniziato a creare coreografie di Contra Dance non ripetitive, inserendo anche figure tipiche della Modern Square Dance, creando così una commistione tra i due stili di ballo, in modo da rendere anche le Contra Dance più stimolanti.

        Hai partecipato a It’s Square Time fin dalla prima edizione. Che ruolo ha questo evento per la community della Square Dance e per te come caller?

          It’s Square Time è stato il primo e, ad oggi, è ancora l’unico evento in Italia dedicato esclusivamente a questa disciplina. Per chi la balla è un evento da non mancare.
          Non solo è un’occasione importante di incontro con le altre scuole di tutta Italia, per conoscersi, confrontarsi e condividere, ma soprattutto è un momento di grande divertimento. Se ballare in Square è molto divertente, ballare in una sala piena è proprio entusiasmante. E anche per il caller la soddisfazione si moltiplica.
          Simona e il gruppo Western Academy poi sono ospiti fantastici, accoglienti e includenti, che si fanno in quattro per rendere l’evento perfetto.

          Guardando al futuro, come vedi l’evoluzione della Square Dance in Italia e quali potenzialità pensi che questa disciplina abbia nel nostro Paese?

            l sogno di Paul ormai si sta avverando e, anche se siamo ancora agli inizi, la Square Dance si sta diffondendo in Italia. Sicuramente avrà un grande successo perché si basa sull’interazione diretta, sull’inclusione e sulla cooperazione. Non è un’attività individuale, ma si lavora insieme per raggiungere un risultato. A differenza di danze più tecniche o competitive, la Square Dance è focalizzata sul divertimento, sull’autoironia e sul fatto di ridere insieme quando si sbaglia. In più, oltre a fornire i benefici dell’esercizio fisico, aiuta a mantenere la mente attiva e stimola memoria, attenzione, coordinazione.
            Insomma, un mix di ingredienti vincente.

            Lidia è caller, insegnante e coreografa di Western Modern Square Dance. Scopre questa disciplina nel 2006 all’interno del Circolo Arci Arcobaleno di Roma, di cui è socia fondatrice, e da allora la Square Dance diventa il fulcro del suo percorso artistico. Dopo un primo approccio alle danze tradizionali nord-americane, approfondisce la Modern Square Dance studiandone programmi, figure e metodologie attraverso manuali internazionali e risorse specialistiche. La sua crescita si consolida nel 2021 con l’incontro del caller americano Paul Cote, che la forma nel progetto Square One e le fornisce le basi per svolgere il ruolo di caller e contribuire alla diffusione della Square Dance in Italia. Oggi Lidia è una delle figure di riferimento del settore, attiva anche come traduttrice ufficiale dei manuali CALLERLAB in italiano e come insegnante in eventi nazionali come It’s Square Time.

            Se vuoi metterti alla prova, partecipa alla seconda edizione di It’s Square Time. Contattaci per avere maggiori informazioni!

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