Ci sono persone che, quasi per caso, scoprono di avere una particolare sintonia con la musica e finiscono per trasformarla in passi, sequenze e coreografie destinate a essere ballate da centinaia di persone. È il caso di Fabio Terzoni, coreografo e Maestro Nazionale di Country Line Dance, che nel 2015 ha creato Tomorrow Never Comes, dando inizio a un percorso che lo ha portato a firmare numerose coreografie conosciute e ballate sulle piste country italiane e non solo. In questa nuova puntata della nostra rubrica “Facciamo due chiacchiere con…” abbiamo incontrato Fabio per ripercorrere le tappe del suo percorso, dagli esordi nel 2011 alla nascita di Tomorrow Never Comes, passando per la ricerca di quella combinazione tra musica e passi capace di far funzionare una coreografia. E, naturalmente, per parlare di Giddy Up, della sua collaborazione con Big Andrew e del prossimo appuntamento con la Honky Tonk Night di Bologna.
INTERVISTA A FABIO TERZONI
Fabio, il tuo percorso nella country dance è iniziato diversi anni fa. Che cosa ti ha conquistato allora e che cosa continua a tenerti legato a questo mondo oggi?
Ho iniziato a ballare nel 2011, quando avevo 17 anni. Prima di allora non avevo mai pensato al ballo come a un hobby o a qualcosa da fare nel tempo libero.
Mia zia Ida, che ancora oggi insegna e ha una scuola di ballo, mi ha fatto conoscere questo mondo. In quegli anni insegnava principalmente liscio e, successivamente, anche country. I miei primi passi, infatti, li ho mossi proprio nel mondo del liscio, anche per le mie origini emiliane: sono di Fidenza, in provincia di Parma.
Successivamente ho iniziato ad avvicinarmi a questa disciplina e, fin da subito, mi ha colpito molto. In quegli anni c’erano pochissimi giovani. Inoltre, è un tipo di ballo che si pratica individualmente e, all’epoca, ero una persona piuttosto introversa. Questo aspetto mi ha quindi aiutato ad avvicinarmi alla disciplina con maggiore naturalezza.
Anche la musica ha avuto e continua ad avere un ruolo importante: mi affascinava allora e mi attrae ancora oggi.
Quello che mi tiene legato al ballo, dopo tanti anni, sono soprattutto le persone e i legami che si sono creati nel tempo, le amicizie e l’ambiente che si è costruito intorno a questa passione. Poi c’è una cosa fondamentale: la voglia di ballare non passa. Per me è anche un modo per staccare dalla routine quotidiana, liberare la mente e dedicare un po’ di tempo a qualcosa che mi fa stare bene.
Nel 2015 hai creato la tua prima coreografia. Che cosa ricordi di quel momento? Quando hai capito che creare un ballo poteva essere una parte importante del tuo percorso?
Nel 2015, quasi per caso, mi trovavo a un evento in Emilia. Durante la serata, un DJ di Reggio Emilia, Dj Loris dell’Italian Country Family, aveva appena scoperto Tomorrow Never Comes degli Zac Brown Band e decise di proporla, chiedendo ai ballerini di provare a trovare una coreografia.
Appena l’ho sentita me ne sono innamorato. Da quel momento ho iniziato ad ascoltarla praticamente in ogni momento libero. Passavano i giorni e le settimane, ma nessuno aveva ancora creato una coreografia su quella canzone. A un certo punto mi sono detto: “Perché non provarci?”
La canzone mi piaceva davvero tanto e ho iniziato a lavorarci. In realtà è stato abbastanza naturale: i passi sono venuti quasi spontaneamente. Dopo qualche giorno avevo già costruito la coreografia e, insieme a mia zia Ida, abbiamo fatto alcune modifiche e perfezionato i vari passaggi. Poi l’abbiamo pubblicata e abbiamo iniziato a ballarla. Quello che è successo dopo è stato inaspettato: la coreografia e la canzone hanno iniziato a diffondersi in tutta Italia, poi in Europa e, successivamente, in diverse parti del mondo.
Quella è stata la mia prima coreografia e, da lì, si sono aperte altre opportunità che mi hanno permesso di sviluppare questa parte più creativa e inventiva di me, quella legata alla creazione delle coreografie. È una cosa che forse non avrei mai immaginato, anche perché nella vita sono un ingegnere e non mi sono mai considerato una persona particolarmente fantasiosa. Invece, proprio grazie a quella situazione, ho scoperto e sviluppato un lato creativo che non sapevo di avere.
Da coreografo, quanto è difficile trovare il punto di equilibrio tra originalità e ballabilità? Una coreografia deve sorprendere, ma deve anche far venire voglia di continuare a ballarla.
È molto difficile trovare questo equilibrio. Alla fine, i passi che coreografi e ballerini hanno a disposizione non sono così tanti e costruire una sequenza davvero originale, che non faccia pensare a quelle già esistenti, non è sempre semplice.
Poi c’è un elemento fondamentale per un coreografo: la musica. Io parto sempre da quella. Cerco un brano che mi trasmetta qualcosa, che mi piaccia e che abbia qualcosa da comunicarmi. Da lì decido se vale la pena svilupparci una coreografia.
La coreografia, poi, nasce in maniera abbastanza spontanea, perché è la musica stessa a suggerirmi quali passi e quali movimenti possono essere più adatti. Cerco inoltre di utilizzare musiche sempre diverse e questo, in qualche modo, porta naturalmente a creare qualcosa di nuovo.
Credo che il segreto di una bella coreografia sia proprio questo: riuscire a costruirla bene sulla musica. Quando i movimenti seguono e valorizzano il brano, diventa più facile per i ballerini ricordarla, interpretarla e trasmettere qualcosa a chi la guarda. E, soprattutto, aumenta la possibilità che venga ricordata e continui a essere ballata nel tempo.
Non sempre succede, naturalmente, ma questo è l’obiettivo: creare coreografie che siano ben abbinate alla musica e scegliere brani che piacciano sia a me sia ai ballerini. Quando musica e coreografia riescono a trovare il giusto equilibrio, credo che il risultato sia qualcosa che può davvero rimanere.
C’è una tua coreografia alla quale sei particolarmente legato, magari per una ragione personale, indipendentemente dal successo che ha avuto?
Ovviamente Tomorrow Never Comes degli Zac Brown Band è una coreografia a cui sono particolarmente legato, perché è quella che mi ha permesso di iniziare questo percorso e, in qualche modo, di dare il via alla mia attività come coreografo.
Ma, pensando a una coreografia a cui sono particolarmente affezionato, ce n’è un’altra: Giddy Up, che ho realizzato nel 2023.
Il primo motivo è che è stata la mia prima coreografia nata da una collaborazione. L’ho realizzata insieme al mio caro amico Big Andrew, Andrea Gragnaniello dei West Umbria.
Il secondo motivo riguarda il momento in cui è nata. In quel periodo uscivano tantissime coreografie, anche piuttosto impegnative, realizzate da coreografi sia italiani sia internazionali. Ci siamo trovati a un evento insieme e abbiamo pensato che sarebbe stato bello proporre qualcosa di diverso: una coreografia semplice, divertente e soprattutto alla portata di tutti, che non lasciasse nessuno fuori dalla pista, nemmeno chi aveva iniziato a ballare da poco.
Da questa idea è nata Giddy Up! Abbiamo costruito una coreografia molto semplice, allegra e piacevole, e ha iniziato a diffondersi praticamente fin da subito. Credo che proprio la sua semplicità sia stata la sua forza: permetteva a tante persone di impararla e di divertirsi insieme.
Poi c’è stata anche una piccola “chicca” che ci ha fatto particolarmente piacere: quando ho pubblicato il tutorial della coreografia, abbiamo ricevuto un commento direttamente dal profilo ufficiale di Shania Twain. È stata una bella sorpresa e, naturalmente, ci ha resi molto orgogliosi.
Il 10 ottobre sarai a Bologna per la Honky Tonk Night. Che cosa puoi dirci della serata per incuriosire chi sta ancora decidendo se venire?
Sarà sicuramente un evento speciale, ricco di sorprese e con la partecipazione di tante scuole provenienti da diverse regioni. Inoltre, sarà l’occasione per incontrarsi, scambiare idee, conoscere persone e condividere la passione per il ballo. Sono proprio questi incontri, spesso, a diventare il punto di partenza per nuove amicizie e nuove collaborazioni.
Ci sarà poi lo stage, durante il quale presenteremo il nuovo ballo che abbiamo preparato per l’occasione. Quindi non posso che invitare tutti a partecipare: sarà un momento da vivere insieme e, soprattutto, ci sarà un nuovo ballo da imparare e da portare in pista!
Fabio Terzoni è un coreografo e Maestro Nazionale di Country Line Dance, conosciuto nel panorama country italiano fin da giovanissimo grazie al successo di “Tomorrow Never Comes”, una delle sue prime coreografie e ancora oggi uno dei balli più conosciuti e apprezzati. Da allora ha continuato a distinguersi per la sua creatività e per la capacità di trasformare la musica in coreografie coinvolgenti, inanellando negli anni numerosi successi, ballati nelle scuole e negli eventi country di tutta Italia. È il coreografo del gruppo 700 Metri Sopra il Cielo e partecipa come maestro e coreografo a numerosi eventi e festival del panorama nazionale. È inoltre coordinatore dei DJ del Valsassina Country Festival, importante appuntamento italiano dedicato alla Country Line Dance.Un artista che, attraverso le sue coreografie, ha contribuito a portare nuovi brani e nuove idee sulle piste country italiane, conquistando negli anni un pubblico sempre più ampio di ballerini.





